FRESH.

17.6.06

Sipario | Capalavori

Nei promo e nelle interviste pre-live continuano a fargli domande sulla "scena hip hop" e sul rap, lui continua a dare risposte diplomatico-sarcastiche attraverso le quali non rinuncia a far capire che la sua musica è un'altra cosa. Ben altra cosa, suggerirei. Innanzitutto i suoi testi - come quelli di pochissimi artisti - significano qualcosa. Parlano, interrogano, raccontano e divertono. Nella "scena" di cui sopra, quantomeno in quella cosiddetta mainstream (perchè adesso chi dice "commerciale" è retrò, non usa termini alla moda), c'è ben poco di tutto questo. Assistiamo da anni ad un costante declino fatto di videoclip uguali tra loro, interi dischi farciti di solo orgoglio e chiacchiere, scimmiottamenti più o meno riusciti di ciò che accade oltreoceano (in contesti completamente diversi). I mondimarci e i fabrifibri escono alla luce del sole e lo fanno con quattro rime fasulle e delle produzioni alle spalle che conoscono bene i dettami dello spettacolo dei grandi numeri: Clip in digitale, qualche grandangolata, un buon sample pronto per le suonerie e tanta voglia di celebrità mascherata da atteggiamento ostile che viene dalla strada. Dagli esperimenti dei vari Piotta/Corveleno (il primo è puro kitch mentre i secondi, c'è da dirlo, almeno ci mettono anima e corpo) sempre più raffinati e collaudati in termini di marketing e promozione, alla la sostanza zero e la metrica sottozero di Rude e GMax , spacciata come "siamo intelligenti ma non ci prendiamo sul serio" quando invece il cazzeggio è l'unica alternativa se non sai fare altro, la strada è questa. L'elemento comune è una furbizia sotterranea, quella di chi ha conosciuto il "sistema" osservandolo da fuori per anni e ora ci si tuffa dentro con la sicurezza di chi parla perfettamente una lingua straniera. Per carità, democrazia. Lasciamo pure che questa gente cerchi la sua gloria come meglio crede e che chi vuole li finanzi e li assecondi. Poi ci sono le anomalie. Una è quel Frankie che esce ogni 4 anni come i mondiali. Il profeta dei nerd, colto e tagliente, ricercatore. Unico punto debole, il flow: lo stesso dal '90. Vediamo cosa combinerà nel suo ormai prossimo "Rap(c)ital". L'altra è Michele Salvemini, un molfettese del quale probabilmente un giorno si dirà quanto si dice oggi di Robert Johnson: che ha venduto l'anima al diavolo in cambio della sua musica. Forse è andata davvero così e se a Robert fu data la chiave del Blues del Delta, Michele ha avuto il dono di un genio metrico fuori dal comune. Fatto sta che da così è diventato così. Per chi è nato nell'età dei figuranti è un balzo enorme e credo non sia stata una passeggiata. Da quando è posseduto dal demone Caparezza la sua ascesa è inarrestabile. Un artista a 360°, capace di comporre pezzi tecnicamente sublimi, gonfi di spunti, idee, trovate geniali incastrate in gioielli metrici di rara fattura. Spero che chi è realmente interessato alla sostanza vada a scoprirselo e venga travolto dalla vulcanica creatività di un ragazzo che ha saputo prendere il meglio dell'hip hop (il potenziale comunicativo del rap fatto a regola d'arte) e fonderlo con mille altre cose creando un personaggio unico. Chissà che gli capiti mai di leggere questo post, gli lancio un suggerimento: perchè non provare a scrivere i testi in rima di uno spettacolo teatrale? Sono convinto che ne verrebbe fuori l'ennesimo capalavoro, un modo nuovo di utilizzare un talento senza pari. Certo, pur essendo in continua crescita, musicalmente può risultare un pò acerbo, ripetitivo nello schema dei campionamenti e/o nel modo di fondere gli strumenti al beat. Ma è l'unica nota stonata. I suoi testi sono, come ha detto qualcuno, pura "incontinenza verbale". Ma è un'incontinenza sana, frutto di un cervello pensante, di una "calotta cranica che scotta come roccia lavica". Io che lo elogio da sempre, l'altro ieri ho assistito per la prima volta ad un suo live. Porta sul palco uno spettacolo vero e proprio, ve l'assicuro. Mi ha fatto un piacere immenso vedere che tra la folla c'erano famiglie intere, con i padri che sghignazzavano consapevoli, le madri che cantavano i pezzi con i figli, bambini di 8/10. Molto meglio della calca di bboy o presunti tali che si lanciano sguardi di invidia o disprezzo e gareggiano a chi indossa la cosa più di moda o meno di moda. E' il segno concreto di una speranza che ho sempre avuto: che un musicista diventasse un pretesto per parlare in famiglia di quanto accade in questo bizzarro mondo. Di come reagire e soprattutto di cosa fare per migliorarlo. Parlare è gia tanto, credetemi, "perchè il silenzio è dei colpevoli".

2 Comments:

  • At 3:18 PM, Anonymous Il Gobb said…

    Quand'è che recensisci il disco dei 58? ;P

     
  • At 3:26 PM, Blogger TM said…

    Quando arriverete al livello di Caparezza! ahahah scherzo ^__^
    Uhm, bella idea. Ma ti avverto, non farò sconti! Scriverò che alcune rime mi hanno fomentato e altre mi hanno unto l'anima ^___^!
    Bpt
    TM

     

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